di e con: Autilia Ranieri luci scene suoni costumi regia: Teresa Di Monaco
In cartellone a Benevento Città Spettacolo di Ruggero Cappuccio, edizione 2006; in cartellone a Cava dei Tirreni per la rassegna ScenAperta edizione 2006; in cartellone al TintadiRosso di Napoli e all' Ichós Zoe di Napoli nel 2007/2008; in cartellone al Teatro Argot di Roma nella rassegna "La parola contesa-La scena sensibile", marzo 2008.
Sinossi:
L' allestimento è pensato in modo che la protagonista, chiusa in uno spazio/tempo geometrico, subisca continue metamorfosi: dapprima tesse il filo del suo disegno, poi segue il filo da lei tessuto, ed infine resta impigliata nella sua stessa trama. Lo spazio del quotidiano è trasfigurato, irrequieto, aperto e soffocante assieme, attraversato bruscamente da rumori, oggetti, presenze, musica. Cosa ha elaborato questa madre negli anni della crescita dei suoi figli? Un mondo parallelo migliore di quello reale nel quale non può e non vuole più essere da sola, deve portare con sé i figli, le uniche persone che si accorgono di lei, deve salvarli dal mondo che prima o poi li odierà e non si accorgerà di loro...
Teresa Di Monaco (regista)
Recensione:
"I sogni dietro la finestra" di Autilia Ranieri è il racconto di una vita ormai rinchiusa nella ragnatela dell' alienazione. Una ragnatela che piano piano e con un simbolismo tutto femminile la protagonista ha sgomitolato intorno a sé costruendo una gabbia linguistica nella quale l' alterazione dell' affettività ha uno sbocco drammatico. Il figlicidio, sostituto simbolico del suicidio, è raccontato da questa Medea del dopo-Basaglia nello spazio angusto e definito di un cubo Innocenti, metafora di quelle tenebrose camere della mente in cui ci si dibatte per cercare finestre che diano scampo. Movendosi come un ragno tra i fili della propria bava, questa madre punitrice di se stessa trova spiragli di luce che a tratti la distolgono dalla narrazione assurdamente pacata. Ma, come scrive Kavafis, forse sarà la luce altra tortura. Infatti solo a quel punto la Madre, smettendo per un momento la maschera attonita, riesce a liberare il proprio dolore in urli muti che, nella corporeità controllata e negli sguardi ipnotici di Autilia Ranieri, riempiono di sé tutto lo spazio scenico ed emotivo. La regia di questo spettacolo è di Teresa Di Monaco che ha lavorato sottraendo, sia dal punto di vista degli effetti sonori – così rarefatti ed essenziali – che da quello della direzione dell' attore, a conferma del fatto che, quando ci si presenta in pubblico – in teatro o nella vita – sempre dovrebbe valere la regola del Less is More.
Lorenzo Gigliotti ("Il Mattino")
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